Screening per l'osteoporosi
27-05-2009 - Screening per l'osteoporosi post-menopausale e senile
La definizione universalmente accettata di osteoporosi è quella di una malattia scheletrica sistemica caratterizzata da una riduzione della massa ossea con fragilità microstrutturale e conseguente aumento della fragilità ossea e del rischio di frattura.
Le cause dell'osteoporosi primaria non sono ancora del tutto chiare. I fattori chiamati in causa sono la mancanza di ormoni sessuali (nell'osteoporosi post-menopausale); l'immobilità fisica e lo scarso assorbimento di calcio e vitamina D a livello intestinale (nell'osteoporosi della senescenza).
L’osteoporosi inizia con una diminuzione del tono calcico della massa ossea (osteopenia). Le ossa più facilmente interessate dalla diminuzione del tono calcico sono le vertebre dorso-lombari, il femore e il polso. Il progredire dell'osteopenia porta all’insorgenza dell’osteoporosi.
Da un punto di vista clinico l’osteoporosi in molti casi viene diagnosticata in occasione di una complicanza fratturativa e quindi il paziente riferisce dolore, molto spesso riferito al dorso, al tratto lombo-sacrale o alle coste che rappresentano le principali sedi di localizzazione della malattia. L’esordio clinico è sovente una frattura vertebrale o costale,
che rappresenta solitamente la conseguenza di un trauma minore o di un semplice colpo di tosse. Non meno importanti sono le possibili fratture del collo di femore e di polso che necessitano di immediato trattamento ortopedico.
Le fratture vertebrali dorsali sono molto frequenti e responsabili di intensa dorsalgia e riduzione di statura, spesso lamentata da questi pazienti. Tali fratture necessitano di adeguato periodo di immobilizzazione transitorio in corsetto dorso-lombare, associato a terapia medica specifica al fine di prevenire l’insorgere di nuovi eventi fratturativi. In determinati tipi di fratture (schiacciamento della limitante vertebrale superiore con integrità del muro posteriore) può essere presa in considerazione la possibilità di un trattamento chirurgico con vertebroplastica o con la più recente e sicura tecnica di cifoplastica vertebrale.
La popolazione che potrebbe essere affetta da osteoporosi è amplissima: una donna su due può esserne colpita dopo i 45 anni ed un uomo su cinque. Il 40% delle donne di età superiore ai 50 anni sono destinate a sviluppare una frattura dell’anca, della colonna vertebrale o del polso nel corso della propria esistenza. Il rischio di osteoporosi e di fratture ossee aumenta con l’età delle pazienti: meno di un quinto delle donne di età compresa tra i 65 ed i 74 anni presenta una riduzione della massa ossea, più del 50% dei soggetti di sesso femminile di età superiore agli 85 anni risulta affetto da osteoporosi.
I pazienti e soprattutto le donne sia in post-menopausa che anziane, seppur a maggior rischio di fratture ossee patologiche, sono meno frequentemente sottoposte ad esami di screening per l'osteoporosi. Questo è quanto emerge da uno studio Americano (Neuner JM et Al.) che dimostra quanto i pazienti ed i medici debbano prestare una maggiore attenzione alla prevenzione del rischio fratturativo nella popolazione femminile più anziana, attualmente penalizzata e fortemente esposta alle complicanze, spesso invalidanti e talora mortali, della demineralizzazione ossea.
Nel 1994 la World Health Organization (WHO) propose le linee guida per la diagnosi
di osteoporosi basandosi sui valori di densità minerale ossea calcolati nel femore prossimale mediante uso di densitometri a raggi X a doppia energia. Il valore densitometrico ottenuto viene paragonato al valore medio ottenuto su una popolazione di donne giovani e sane di riferimento.
Le donne anziane con un T-score ( Livello Densitometrico ) inferiore ai – 2.5 calcolato all’anca hanno un rischio quindici volte aumentato di frattura del femore prossimale rispetto alle donne con normale densità ossea, con un’incidenza annuale di frattura dell’1.6% circa. A tale scopo si utilizza un macchinario a raggi X , la Mineralometria ossea Computerizzata (M.O.C.) che permette di effettuare queste valutazioni.
Tra i fattori da considerare nella valutazione di tale rischio vi sono i marker di turnover osseo ed in particolare quelli di riassorbimento osteoclastico. Questi sono in gran parte prodotti di degradazione del collagene osseo (idrossiprolina), ma anche siaroproteine ossee (proteine il cui dosaggio viene poco utilizzato nella pratica clinica, prodotte dagli
osteoblasti e che sembrano avere un ruolo importante nell’organizzazione e nell’adesione della matrice extracellulare dell’osso) e fosfatasi acida tartrato resistente.
Tutti i parametri biochimici e bioumorali sono utili, non tanto nel verificare la presenza di osteoporosi (Moc e radiografie-risonanze), ma piu che altro per verificare la buona adattabilità e responsività di un farmaco o per differenziare una osteoporosi ad alto turn-over da una a basso turn-over, comunque tutti i pazienti osteoporotici DEVONO eseguire le analisi di base ( Calcemia, Fosforemia, PTH paratormone, 25-OH-VITAMINA D3, Calciuria e Fosfaturia 24/ore, fosfatasi alcalina ossea, protidogramma elettroforetico + Testosterone (se uomo) e FSH (se donna) per verificare lo stato ormonale.
La M.O.C. risulta essere il principale metodo di investigazione e prevenzione per controllare l'evolversi dell'osteoporosi.
E’ senz’altro l’esame da eseguire annualmente. In base all’esito positivo o negativo dell’esame, si procederà a programmare controlli e/o ulteriori test. Anche esami del sangue e delle urine potranno in certi casi guidare la diagnosi di malattia.
Dr. Massimo Spinelli
Specialista in Ortopedia e Traumatologia
Main Center Artemisia Roma