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Prematuri:Esercizio di forza..

03-02-2008 - ''Un esercizio di forza contro il disegno naturale che si conclude con l'inganno per i genitori''.

(ANSA) - ROMA, 3 FEB -
Così Claudio Giorlandino, Presidente della SIDIP, Società Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale e Presidente del Forum delle Associazioni di Diagnosi, Genetica e Riproduzione commenta le indicazioni uscite dal documento che impegna a ''rianimare prematuri estremi'' e estende quindi la scelta anche nei casi di interruzioni di gravidanza e anche contro il volere della madre. ''Rianimare un prematuro estremo alla ventiduesima settimana, già malato e malformato, significa voler vincere a tutti i costi sulla natura - spiega Giorlandino - A quell'età il sistema nervoso centrale del feto non è formato, così come i polmoni e chi riesce a sopravvivere, anche solo per alcune settimane, riporta danni neurologici serissimi. Uno studio del 2005 pubblicato sul British Medical Journal ha dimostrato che l'intervento di rianimazione su feti al di sotto della ventottesima settimana provoca cecità, sordità, emorragie cerebrale e ritardo mentale. Un altro studio pubblicato su Pediatrics, che ha preso in considerazione feti al di sotto di 25 settimane, non ha registrato sopravvivenze quando i feti stessi non sono stati rianimati contro ogni legge naturale.
Quando c'è stato l'intervento di rianimazione i danni sono stati elevatissimi. Moltissimi bambini sono deceduti in seguito, altri hanno presentato gravi sequele a distanza''. ''Inoltre, nel caso dell'aborto terapeutico - continua il ginecologo- voler rianimare un feto anche contro la volontà della madre significa ingannare i genitori i quali avranno tutti i diritti di rivalersi civilmente per i danni conseguenti ad una vita miserevole alla quale le manipolazioni e gli esercizi di accanimento terapeutico li avranno condannati a vivere''.''Bisogna fare attenzione a non utilizzare strumentalmente ogni notizia e ogni semplice documento al solo reale scopo di rimettere mano alla legge 194 - conclude l'esperto - Definire il periodo in cui si può attuare l'interruzione di gravidanza, cosa richiesta da molti, è profondamente immorale e anti-etico. La 194 è concepita in base all'evoluzione scientifica. Nel 1979 non si poteva effettuare un aborto dopo la venticinquesima settimana, oggi grazie all'evoluzione scientica, il termine è fissato non oltre la ventiduesima-ventitreesima settimana giacchè l'evoluzione della scienza permette di far nascere bambini che già a 23 settimane hanno discreta possibilità di vita autonoma. La normativa in tal senso è fortemente etica perché non impone un limite al di sotto del quale sarà sempre e comunque lecito abortire''. (ANSA). COM-MRB 
 
 

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